La nuova Fiat… via dei matti nr.0

Al turista che si trovasse a chiedere l’indirizzo della sede del nostro Governo, del Parlamento, della Politica in genere per una improbabile serie di foto-ricordo, la risposta da dare sarebbe: “Via dei matti numero 0”. Sì, è vero, al contrario di come cantava Sergio Endrigo (in “La casa”, su testo originale di Vinicius de Moraes) Palazzo Chigi, Palazzo Montecitorio, Palazzo Madama e via dicendo hanno un soffitto, un pavimento, persino il tetto e il gabinetto… Ma dov’è tutto il resto che davvero è importante? Cosa deve ancora accadere prima che i nostri politici si rendano conto che l’Italia non è un Paese competitivo? Che non attrae investimenti?

Guardiamo il caso della nuova Fiat Chrysler Automobiles (FCA) che avrà sede legale in Olanda e fiscale in Gran Bretagna. A parte qualche lieve allarme, tutti si dimostrano tranquilli… Il presidente del Consiglio Enrico Letta ha sottolineato come “la sede legale è una questione secondaria, contano i posti di lavoro, il numero di auto vendute, la competitività e la globalità”. Ecco appunto…
Il sindaco di Torino Piero Fassino ha spiegato che “la sede fiscale a Londra o la sede legale in Olanda non corrispondono ad alcun investimento produttivo del gruppo in quei Paesi. Quel che conta è che siano confermate le scelte di investimento e, in particolare, che Torino e l’Italia continuino a essere l’headquarter europeo del gruppo”. Caro sindaco, la Fiat (dopo aver ricevuto tra l’altro fior di risorse statali nei passati decenni) se n’è andata…
L’imparziale direttore dell’Agenzia delle Entrate Attilio Befera non giudica ma applica la legge, sottolineando che “verificheremo il pieno rispetto delle leggi fiscali italiane”. Giusto, continuiamo a tartassare le imprese.
Stesso discorso si potrebbe dire per il caso Electrolux (che chiede non di tagliare gli stipendi o licenziare, ma solo di abbassare il costo del lavoro: in sostanza la tassazione) in Friuli Venezia Giulia con esternazioni del tipo “il Governo farà la sua parte”, “non permetteremo dismissioni” e via dicendo. Dello stesso tono i sindacati.

Tutto qui? A me pare di assistere solo a una sfilza di bla, bla, bla e ancora e soltanto bla… Non siamo capaci di fare altro? Se la Fiat avesse veramente avuto convenienza a restare in Italia non l’avrebbe fatto? E come prima di essa già tante altre aziende? E, in futuro, altre ancora? Senza contare le decine di migliaia di piccole imprese – cuore dello Stivale – che non hanno avuto la possibilità di trasferirsi ma soltanto di chiudere.

È vero che un’Italia debole finora ha fatto la fortuna di tanti altri Paesi, che non ci hanno aiutato, anzi. Ma seppure volessimo gridare al complotto, c’è da dire che fa da sempre parte dei giochi. Se l’Italia fosse grande, fiera, competitiva, intelligente e orgogliosa sotto il profilo politico, anche eventuali “nemici” tornerebbero a essere amici pur di continuare a fare affari con noi.

Dobbiamo allora chiederci: i nostri amministratori della cosa pubblica – che non si allarmano se la Fiat dopo oltre un secolo chiude diventando la Fiat Chrysler Automobile con sedi in Olanda e Gran Bretagna – sono allora degli spietati mercenari al soldo di chissà chi? Purtroppo no: ciò presupporrebbe una certa destrezza. Al massimo gli si può riconoscere una leggera vena di romanticismo, tanta paura e un fiume di incapacità.

L’unica cosa che purtroppo i nostri politici stanno facendo in “Via dei matti numero 0” è cantare “giro giro tondo” la cui fine è una sola: tutti giù per terra. Ma la vita di noi italiani e del nostro stupendo Paese non è un gioco… e c’e’ ancora chi lo ama!!!